Le uscite editoriali di gennaio

Sì, ho dei seri problemi ma penso che condividerli sia la scelta migliore.

A me rimane una lista ordinata di tutte le uscite editoriali che mi interessano, a voi una prova del mio disagio e alcuni spunti di lettura.

Trattandosi di libri “che mi interessano”, significa ovviamente che quelle elencate di seguito non sono tutte le uscite delle case editrici citate, ma quelle che vorrei, prima o poi, leggere. Si tratta solo di narrativa, quindi romanzi e racconti, no saggistica, no graphic novel. No ristampe, no nuove edizioni se non particolarmente degne di nota. Ci sono dei libri che forse non acquisterei ma a cui vorrei comunque dare una possibilità.

Vorrei ribadire che stare dietro alle uscite editoriali è cosa assai ardua, guardate quanti libri sono (e sono una selezione personale!) e tenete in considerazione che ci sono case editrici le cui prime uscite dell’anno sono previste a febbraio, quindi la prossima lista sarà ancora più corposa.

Se secondo voi mi sono persa qualcosa di fondamentale, segnalatemelo, così come se vi sembra che abbia incluso qualcosa di trascurabile. Per la vostra comodità ho messo il link diretto alla scheda on-line del sito della casa editrice. Approfittate del mio disagio mentale e fatevi la vostra sottolista :).

Buone letture e buon week-end!

B.

 

CASE EDITRICI INDIPENDENTI

66thand2nd

Adelphi

Chiarelettere

e/o

Elliot

Fazi

Keller

La Nave di Teseo

La Nuova Frontiera

Lindau

minimumfax 

NNE

nottetempo

Sellerio

SEM

Sur

Voland

 

GRUPPI EDITORIALI

Bollati Boringhieri

Einaudi

Feltrinelli

Giunti/Bompiani

Guanda

Mondadori

Neri Pozza

Ponte alle Grazie

Rizzoli

Solferino

Bollettino sulle voci inside my head #4

Visto e considerato che, come abbiamo avuto modo di affermare con forza, gennaio è il mese infinito per eccellenza, forse conviene un po’ fare il punto.

Anche perché vi volevo dire, nel caso non ve ne foste accorti, che non è ancora finito. Neanche domani lo sarà. Stiamoci vicini. Seguirà elenco di cose random, quelle mi piacciono tanto.

  • Ho affrontato l’inizio del nuovo anno con un piglio incredibile. Posso affermare senza incertezza che è la prima volta nella mia vita che i buoni propositi non sono solo inchiostro sparso a caso su carta ma il timone che dovrebbe governarmi la vita. Zitti tutti non lo diciamo troppo forte però applausi per me porca miseria.
  • Volevo aprire una parentesi sulla situazione palestra: forse voi non lo sapete, ma quando mi alleno (che già mi fa ridere usare questo verbo, ma in effetti si dice così) è il momento in cui le voci inside my head hanno modo di correre felici e senza freni (intervallate solo dalle bestemmie). Di conseguenza le mie espressioni facciali mutano di continuo, e ciò potrebbe già essere sufficiente per classificarmi come la strana di turno. Aggiungeteci che, quando ascolto la musica, canto; riesco a farlo solo muovendo le labbra, ma lo faccio sempre (a volte chiudendo gli occhi per esprimere maggiore intensità ma rischiando pericolosamente di perdere l’equilibrio). In più è un momento ottimo per ascoltare i vocali (altro che di dieci minuti), e tendenzialmente ci sarà sempre qualcosa che mi farà scoppiare aridere ragliare. In ultimo, mi potreste anche vedere vagare per la sala pesi trasportando con entrambe le mani un manubrio da 8 kg, ridendo da sola perché immagino la scena vista dall’esterno – e pensare a me che non riesco nemmeno a tenere in mano l’attrezzo con cui devo fare gli esercizi mi fa sbellicare.
  • Visto che tanto la mia alimentazione si stava basando sempre di più sulle Insalatissime Riomare (schifate per una vita, provate una volta per emergenza suprema, quindi ringraziate, benedette e comprate in stock) ho deciso di approfittare del codice sconto della mia influencer di fiducia (brave grazie ancora) e provare NutriBees. Mi arriva la prima mandata di cibo martedì prossimo e ho deciso che mi prendo questa responsabilità per tutti i single che hanno il sacrosanto diritto di non avere cazzi di cucinare ma che vogliono mangiare ammodo. Siamo nel 2019, dannazione. Vediamo come va.
  • La cultura di gennaio è stata ricca (grazie tante, ci sono a disposizione infiniti giorni!): cinque libri (tre belli bellissimi, uno una mmmerda e sto finendo Serotonina di Houellebecq che per ora in generale per me è un sì), due film al cinema (Santiago, Italia di Nanni Moretti stupendo dovete recuperarlo per forza, Maria regina di Scozia sì però dopo un po’ a me ‘sti film anche no, ma Saoirse Ronan straordinaria), una serie entusiasmante (Sex Education, produzione Netflix, in questo caso hype assolutamente sensato) e una rappresentazione teatrale (a Lamporecchio, La signorina Else della Compagnia Lombardi-Tiezzi a Lamporecchio, non so per quale corto circuito ciò sia avvenuto ma io ho goduto tantissimo).
  • Secondo voi quante volte di fila si può ascoltare una canzone su Youtube? No perché temo di aver abbondantemente superato il limite legale con Oroscopo di Calcutta. Vi giuro non so come uscirne aiutatemi.

Bene, la prossima volta che ci leggeremo sarà febbraio, non è una certezza meravigliosa?

B.

Bullet Journal – o del metodo che mi ha cambiato la vita

Il Motivational Monday di oggi è dedicato a una delle cose con la B che più ha influito sulla mia vita, ovvero il Bullet Journal.

Ne voglio parlare proprio nel post motivazionale che dovrebbe aiutarci a sopravvivere al lunedìdimerda perché, per me, rappresenta l’essenza stessa della motivazione – e sarei curiosissima di sapere, per voi, qual è la cosa che più di tutte vi spinge a voler fare bene come i calciatori.

Che cos’è il Bullet Journal?

Si tratta semplicemente di costruire la propria agenda da soli, come cazzo vi pare; di base è un metodo che si prefigge di aiutarvi a essere più organizzati e quindi più produttivi. È una cosa che è stata inventata, cioè proprio prima non c’era poi a un tizio (che si chiama Ryder Carroll) è venuta in mente e adesso c’è, e quindi in teoria ci sono delle piccole regole da seguire, ma in realtà la cosa meravigliosa del Bullet è il suo permettervi una libertà e una flessibilità assoluta nel fare cosa caspita volete.

Potete immaginare quanto l’internet sia pieno di spiegazioni, tutorial, suggerimenti in proposito – vi lascio giusto il link del video ufficiale di presentazione e vi dico che per me la Queen assoluta da seguire e venerare è Amanda Rach Lee.

Breve storia della mia storia d’amore

Vi voglio far capire bene, invece, che se dico che a me il Bullet ha cambiato la vita dico sul serio. Non mi ricordo come l’ho scoperto. Era marzo del 2017 e avevo un disperato bisogno di qualcosa di materiale che mi riconnettesse alla realtà dopo mesi di buio. Ed è avvenuto il miracolo.

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Questo era marzo del ’17

Lo sforzo di dover creare fisicamente l’agenda, il mettere nero su bianco i giorni di mese, la visione settimanale, le griglie per tenere sotto controllo le tue abitudini, le piccole liste quotidiane delle cose da fare, anche minime, microscopiche, e poi gli spazi dove segnare le cose belle, pagine libere per fermare i pensieri, o le riflessioni sul mese passato, gli obiettivi per quello successivo… tutto questo lo vedi crescere giorno dopo giorno, sei tu e soltanto tu che lo porti avanti, e credetemi, è stato la molla che mi ha permesso di riacciuffarmi.

  • Il Bullet non ti giudicherà mai. Non proverai mai la sensazione di essere guardato da pagine bianche abbandonate a se stesse, perché sei tu che decidi come impostarlo in base alle esigenze del momento. E questa per me è stata la svolta primaria che ha placato l’ansia cronica dello sfogliare le mie vecchie agende e vedere pagine e pagine intonse, pezzi di vita mai fermati e perduti per sempre.
  • Io, custode della memoria e adoratrice del culto della scrittura a mano, della diaristica, dell’organizzazione tramite liste e della cancelleria, ho sempre fatto il Bullet senza saperlo, in maniera scoordinata e su diversi supporti cartacei certo, e con questo metodo ho trovato il paradiso.
  • Se io ho trovato il paradiso, tutta la roba che avevo accumulato negli anni (pennarelli, penne colorate, washi-tape, ritagli di giornali, foto…) ha trovato finalmente uno scopo – e la mia creatività un luogo dove potersi riversare. Ma impazzano pure i Bullet minimalisti, bianco nero due linee e via: ve l’ho detto, la cosa sensazionale è l’assoluta libertà.
  • Il Bullet ti obbliga a prenderti del tempo per te stesso. Ed è un esercizio meraviglioso.
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Questo è gennaio del ’19

Insomma, sono già al mio terzo Bullet e credo di poter affermare con certezza che non riuscirò più a tornare alla (seppur adorata) Moleskine. Anche perché adesso mi sta dando la motivazione per fare una cosa per cui, se mi riesce, gli sarò debitrice a vita (e che se mi riesce ovviamente sbandiererò qui senza pudore).

Quindi grazie Bullet, ma grazie abbestia, ti voglio bene.

B.

Ps. se avete curiosità tecniche, ulteriori domande o pure insulti, non esitate a scrivermi!

Bollettino sulle voci inside my head #3

Ho sempre vissuto Facebook come un diario, prima che la bacheca, il muro, si chiamasse effettivamente “diario”. Uno dei tanti modi che ho per tenere ferma la vita. Una delle cose che temo di più, infatti, è la scomparsa improvvisa di tutto ciò che in questi 10 anni e mezzo (mi sono iscritta il 15 agosto 2008) si è accumulato lì sopra; i momenti in cui sono sparita dagli schermi adesso sono dei grandi vuoti significanti. Sì, ho sempre preso Facebook molto sul serio, e mi sta dispiacendo moltissimo, adesso, cagarlo quasi zero perché la mia preferenza di condivisione si è spostata su instagram, e perché come ormai è sentenziato un po’ da tutti, ha perso di interesse, è un po’ una bolla dove ci teniamo tutti pigramente sotto controllo (e dove scopri, random, che si è sposata la gente più improbabile), dove anche chi non conosci viene rielaborato dal tuo inconscio e può capitare di sognartelo la notte, dove seguo il mondo dell’editoria e le cose che mi divertono, dove mi tengo aggiornata in maniera rapida sulle cose del mondo (in maniera parziale, selezionata, ma efficace), dove nonostante la scrematura operata negli anni qualche cosa che ti annoia/indigna/sgomenta la vedi sempre; è diventato un po’ una di quelle abitudini cui non riesci a rinunciare nonostante l’evidente assenza dell’appeal iniziale.

Quando abbiamo cominciato ad usare Facebook, però, una delle sensazioni che mi pervadevano più spesso era lo stupore di scoprire quante cose in comune avesse l’umanità. Quelle cose minime e tendenzialmente prive di senso, quelle cose che chissà perché credi di fare o pensare solo tu, improvvisamente si trasformarono, grazie ai gruppi e alle pagine, in stupefacenti compagini collettive. Ed era così carino sentirti meno disagiata, così esaltante esclamare “anch’io!”, così divertente sentirsi parte di qualcosa.

Mano a mano, poi, questo piacevole senso di comunione si è trasformato, almeno per la sottoscritta, in malcelato fastidio nel constatare di continuo che non sei unica per un cazzo, che persone che detesti hanno i tuoi stessi gusti/fanno le tue stesse cose, che pure i cerebrolesi condividono parti di te, che quell’idea che ti sembrava pazzesca è già stata ampiamente sviscerata da altri. A me ‘sta roba ha creato un cortocircuito vero, un disagio reale, come se non ci fosse più niente che potesse essere solo e soltanto mio, e quindi che fosse del tutto inutile produrre del pensiero, o se lo fai devi aspettarti di venire accusato di non originalità, di arrivare sempre dopo, di non essere abbastanza. Della serie quanto è difficile essere me.

Insomma tutto questo perché le voci della mia testa oggi volevano condividere un’unica illuminazione, poi qualcosa ha fatto contatto e si è scatenato tutto quello di cui sopra. Volevo soltanto dichiarare che siamo in quel momento delicatissimo in cui gennaio sembra finito, e invece manco per il cazzo, gennaio è infido perché sembra partire in quarta, oh siamo già al 7, e poi invece effetto goccia cinese perpetua, soprattutto nella parte finale (finale di cosaaaaa?), quando inizi a pensare dai, ci siamo, e invece è lì che ti frega, e tu arranchi e dici boh, com’è possibile, e tutto ti sembra un unico, infinito, interminabile giorno grigio, freddo e dotato di pioggerella ghiacciata. Tipo oggi. Ecco, sappiate che è una cosa che penso da quando ho 11 anni. Grazie.

Fatemi sapere se poi sopravvivete.

B.