Le uscite editoriali di aprile

Aprile dolce dormire? Mammagari! Ecco, indefessa, la mia listina prêt-à-porter delle uscite editoriali che hanno solleticato il mio interesse.

Sebbene l’aprile dell’editoria sia solo una angosciata ed esangue attesa verso il Salone del Libro, un rincorrere di scadenze, lanci, preparativi, ansie da prestazione, ultimi appuntamenti da fissare e altre cose noiose, i libri escono lo stesso – anche se il meglio, quei furbacchioni, se lo tengono in canna per il maggio.

Trattandosi di libri “che mi interessano”, significa ovviamente che quelle elencate di seguito non sono tutte le uscite delle case editrici citate (o che pubblicano in terra italica), ma quelle che vorrei, prima o poi, leggere. Si tratta solo di narrativa, quindi romanzi e racconti, no saggistica, no graphic novel (anche se ultimamente sento pure il bisogno di altro, ma intanto continuo a segnarmi solo narrativa – è anche vero che l’ibridazione è sempre più spinta, e ci sono segnalate opere che non sono propriamente “romanzi puri” – fra mille virgolette). No ristampe, no nuove edizioni se non particolarmente degne di nota. Ci sono dei libri che forse non acquisterei ma a cui vorrei comunque dare una possibilità. Mi rendo conto che invece ci sono delle cose a cui una possibilità non gliela voglio dare manco per sbaglio. Scusatemi.

Anche a ‘sto giro, se secondo voi mi sono persa qualcosa di fondamentale, segnalatemelo, così come se vi sembra che abbia incluso qualcosa di trascurabile. Per la vostra comodità ho messo il link diretto alla scheda on-line del sito della casa editrice. Approfittate del mio disagio mentale e fatevi la vostra sottolista :).

Buone letture,

B.

CASE EDITRICI INDIPENDENTI

Adelphi

Alessandro Polidoro Editore

Chiarelettere

e/o

Edizioni Clichy

Fandango libri

Fazi

Keller

Iperborea

Il Saggiatore

La Nave di Teseo

La nuova frontiera

Lindau

Marcos y Marcos

Minimumfax

NNE

Racconti

Safarà editore

Sellerio

Sur

 

GRUPPI EDITORIALI

 

Einaudi

Giunti/Bompiani

Guanda

Mondadori

Neri Pozza

Ponte alle Grazie

Bollettino sulle voci inside my head #11

Non so a voi, lettori intorno ai trent’anni che leggete le voci che riverso in rete, ma a me capita, ultimamente, di provare la sensazione che ogni giorno che vivo sia fondante, centrale, che racchiuda in sé un potenziale rivoluzionario enorme, che da un momento all’altro potrebbe esserci un cambiamento epocale nella mia esistenza, che dalla mattina alle undici alla sera alle otto potrebbero succedere eventi che sconvolgono in maniera radicale il mio intero sistema di pensiero.

È faticoso, ma è pure bellissimo, ma è anche sfiancante, ma è altresì entusiasmante. Era moltissimo tempo che la mia testa non era così attiva (e boh forse non lo è mai stata a questi livelli, non saprei), sto macinando una serie di pensieri uno dietro l’altro, ma robe potenti, vaste, che coinvolgono ragionamenti sulla mia vita, sul mondo, su vite che non sono la mia, sull’universo. La tendenza generale è quella di una propulsione positiva e finalmente risolutiva (?) di moltissimi conflitti che mi hanno incatenata nel corso degli anni, quindi la situazione vista dall’esterno è probabilmente io che a un certo punto sgrano gli occhi, sorrido e mi spunta una nuvoletta con la lampadina Archimede Pitagorico style, perché ho capito il motivo per cui nel 2009 non sono riuscita a fare una cosa, o come mai nel 1997 ho fatto quella scelta, o perché il conflitto di classe è ancora così preponderante nella società, oppure ho capito finalmente il testo di una canzone, o la battuta di un film, o il perché una relazione non poteva continuare, o cos’è che mi ha sempre bloccata, e bla bla bla all’infinito – poi non è che posso stare a pensare h24, ci sono le cose pratiche della vita che di base non si fanno da sole ecco – e mi impongo anche di andare piano, io devo andare piano perché “le cose mi devono stare a fianco e non davanti”, e “per stare bene devo fare le cosine con calma” e ok lo so a questo ci sono arrivata.

La sensazione è quella di rinascere ogni giorno ma con già un bagaglio importante di esperienze che rendono la nascita molto più semplice e meno spaventosa e traumatica. I traumi, sto abbandonando la mia cazzo di paura del conflitto e sto affrontando i traumi – ma poi mi succede che vedo pure quelli degli altri, li visualizzo all’improvviso proprio, e mi entrano anche loro in testa e allora vai di pensieri e di voci, e sono felice, serena, in armonia con il mondo, in pace, desiderosa di fare sempre meglio, la vita è meravigliosa, cammino in collina in mezzo ai fiori, ascolto musica che mi carica, leggo libri che mi spalancano mondi, trascorro ore stupende coi miei amici, e quindi andrà tutto bene, per me, per le persone che amo, per tutti.

E poi di colpo invece, senza preavviso, per dei motivi miseri e meschini di cui mi vergogno assai, mi blocco, e mi immergo e invischio in pensieri senza capo né coda, a cui si appiccica un senso plateale di fallimento, insuccesso, inutilità del tutto, mediocrità, impossibilità palese di ottenere ciò che voglio, domanda base: “che cazzo ho fatto in tutta la mia vita?”. È una cosa indecente questo spostamento del focus, questo cambiamento improvviso di umore, questa mancanza di stabilità per più boh, di cinque giorni di fila. Che se fossero TAT® andrebbe pure bene, ma non so, mi sa che è qualcosa di più e allora un po’ paura, un po’ non capisco, e quindi mi chiedo, lettori intorno ai trent’anni che leggete le voci che riverso in rete, ma capita pure a voi? Ne parliamo? Facciamo qualcosa?

E se sto così, sarà la primavera

Ma non regge più la scusa

No, noooooooooooo

Rsvp.

B.

Bollettino sulle voci inside my head #9

Per darvi un’idea della situa, febbraiomarzoaprilefinora sono durati come tipo dall’1 al 13 gennaio. Per dire. Uno dei misteri della vita che non smetteranno mai di sorprendermi è quanto possa essere variabile e distorta la percezione del tempo. Quindi nulla, succedono cose, forse fuori poche ma inside my head tantissime. E visto che tra i miei nuovi obiettivi della vita c’è quello di stare sempre al passo coi miei tempi interiori che sono molto più lenti di quelli esteriori, adesso ci si mette qui e si fa un simpatico elenco puntato di cose a caso.

  • Continuo a stalkerare gli alberi in fiore e a chiedermi “chissà che albero è questo!”, perché la mia classificazione dei fiori di aprile è la seguente: quelli super fucsia, quelli bianchi ma grossi su tronchi neri, quelli rosa ma puffosi. Se c’è un botanico in ascolto mi scriva grazie. In più vivo sempre con struggente nostalgia il momento in cui cominciano a spuntare le tenere foglioline accanto alle esplosioni di colore, ogni giorno controllo con apprensione lo stato evolutivo del passaggio e muoio un po’.
  • Mi struggo anche perché è già fiorito tutto il glicine e per me nella vita Il Glicine è solo uno e uno soltanto, e si trova su una terrazza di Pisa, e volevo andare a salutarlo ma non sto riuscendo perché non trovo il giorno per farlo e mi manca tantissimo, quel glicine. E Pisa. Pisa mi manca sempre.
  • Ho ricominciato a dare ripetizioni e questo mi rende felice. Ne prendo atto in maniera serena, accetto il mio disagio e non mi vergogno a dichiarare che potrei passare le giornate a fare gli schemini, tanto si sa. Mi fa molto ridere aver ripreso in mano i programmi di seconda superiore, all’epoca baldanzosamente snobbati, e che ora mi provocano occhi colmi di stupore e urgenza di far capire alla mia bimba la meraviglia della crisi dell’impero romano o del periodo ipotetico in inglese. Penso che forse c’è un tempo per tutto, e va bene così (ma il tempo per la bimba di non bocciare è ora e dannazione ci riusciremo!).
  • Avere delle missioni nella vita è bello. Ed è bello quando la tua missione della vita non è più “alzarsi dal letto”. Mi godo il momento e cerco di affrontare delle paure complesse che sono strascichi degli anni passati, che proverò a riassumere con due accattivanti frasi motivazionali: “è giusto fermarsi quando non si hanno più cazzi”; “alza il culo che ti stai soltanto facendo una damigiana di seghe mentali”. Amen.
  • Il potere catartico che hanno su di me i film è qualcosa di imprescindibile: ho tratto enorme giovamento dalla visione di: I villeggianti della Valeria Bruni Tedeschi e Ricordi? di Valerio Mieli. Mi si sono smosse cose, mi si sono aperti i chakra, mi si è ossigenato il cervello.
  • Non pensavo che avrei mai potuto esprimere il concetto che sta per seguire, e davvero non ne sono del tutto contenta, ma bisogna che lo riporti per il mio innato bisogno di lasciare traccia degli eventi: se non faccio attività fisica per più di tre giorni consecutivi mi piglia male. Adesso vado a dondolarmi in un angolo, scusate.
  • Ho fatto una kind of personal timline, perché inizio ad avere difficoltà a collocarmi nel tempo. Nel senso, quanti anni avevo nel 2003 tipo? Ecco, adesso lo posso verificare in un battibaleno. Se volete ve la fo pure a voi.
  • Per quanto ancora potrò continuare a nutrirmi di #pastoni? Cucinare cibo vero la scorsa domenica per i miei amici mi ha fatto salire dei dubbi devastanti.
  • Ho la testa piena di idee roboanti, progetti esaltanti, svolte della vita e piccole rivoluzioni da attuare nel quotidiano (leggi mangiare lo yogurt con la frutta fresca a colazione); è bello, è pauroso, è più bello che pauroso. Non mi capitava da anni di sentirmi così. Voglio, esigo di andare piano per non perdermi pezzi.
  • Gli amici mi continuano a salvare le giornate.
  • Guardo la mia casa piena di luce e di libri e penso che qualcosa sta andando bene.
  • Bere tanta acqua rimarrà sempre la più giusta soluzione a moltissimi problemi, ma un grandissimo stigma sociale.

B.

An evening with Manuel Agnelli – cronachina del live al Tuscany Hall di Firenze

Disclaimer

Se su libri/letteratura/fiere/festival sento di poter aprir bocca (o, in questo caso, battere sulla tastiera) con dovuta cognizione di causa, non posso certo dire lo stesso su musica/musicisti/concerti. Che in realtà è un’altra delle cose che più amo, ma come sui film/cinema non mi sento preparata abbastanza, arrivo sempre un po’ dopo, ho gusti che contaminano la purezza di un’opinione, non ho basi che mi permettano di fare i giusti confronti, non colgo riferimenti, non conosco discografie o filmografie complete, e quindi ci vado sempre piano o addirittura sto proprio nel mio, perché parlare di una cosa che non conosco alla perfezione mi genera ansia e scompensi. Bene, da ora in poi invece sticazzi: ma di che si ragiona, c’è gente inutile che apre le fauci ergendosi a tuttologo laureato all’università di Salcazzo e io non posso raccontare di un concerto che m’è garbato?

I fatti miei

Se c’è una band su cui mi sono davvero sfondata (Verdena esclusi), sono gli Afterhours. Io e la V., durante la nostra tormentata storia d’amore adolescenziale, sui loro album ci siamo spaccate le orecchie e l’anima e ieri, dopo un triplo salto carpiato del destino, ce l’abbiamo finalmente fatta a vedere insieme se non tutti almeno una parte della rock band number one in Italia, ovvero Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo, in questa cosa strana che hanno chiamato An Evening with Manuel Agnelli. Io l’anno scorso mi ero fatta pure l’evento “One night only” al Forum di Assago a chiusura dei festeggiamenti per i trent’anni degli Afterhours, tre ore di godimento allo stato puro (featuring la Z., cuori), ma anche il set intimo di ieri ha generato orgasmi multipli uno via l’altro

Il concerto

Il buon Manuel è in forma smagliante (ma quando non lo è stato?): dà l’idea di essere in un momento di super fermento creativo e di voglia di fare cose (l’apertura di Germi, ricomincia Ossigeno, questo tour). Dopo trent’anni il rischio di spaccarsi i coglioni è molto concreto, e invece lui si presenta al pubblico con un “grazie per essere venuti sulla fiducia a questa cosa che non si sa bene cosa sia”. Ma io tesoro pagherei pure per vederti fare colazione, ma di cosa stiamo parlando! Comunque questa fiducia che il pubblico gli ha donato così a scatola chiusa (…) è stata ripagata abbestia. Mi piace un sacco la formula del concerto a teatro, dove l’artista tra una schitarrata e una tappa al pianoforte ripercorre la sua vita, ti racconta cazzi suoi sapientemente costruiti ma che sembra che vengano detti proprio a te per la prima volta (tipo il racconto del suo viaggio in giro per l’Europa unita ante litteram, non per scoprire ma per trombare, e la relativa presa di coscienza che le canzoni tristi facilitano l’erezione per introdurre un pezzo di Lou Reed), con scenografia un po’ da salotto un po’ da baretto, cover (tra l’altro le cover degli Afterhours secondo me sono proprio una delle loro chicche) e reading che si alternano ai pezzoni da cantare a squarciagola. Si respira un’atmosfera amicale e onirica, il violino di Rodrigo è quasi magia e i continui cambi di potenza nelle canzoni generano pelle d’oca e subbuglio interiore costanti.

Le perle di saggezza

“Ho sempre apprezzato quelli che morivano di tisi a trent’anni, ora mi sa che l’ho presa anch’io”; “adesso va un po’ il sesso emo… l’ho inventato io!”; “molta della musica che mi fa sentire mia figlia mi fa schifo, ma è giusto così, anche a mio padre faceva schifo la musica che gli facevo sentire… ma aveva torto”; “un concerto di Manuel Agnelli non può finire con tutta questa allegria… immotivata”. 

La scaletta

  • Place to be (cover di Nick Drake, piango)
  • Padania
  • Male di miele
  • Come vorrei
  • Pelle
  • Ti cambia il sapore
  • The bed (cover di Lou Reed)
  • Bianca
  • Reading da Una solitudine troppo rumorosa  di Bohumil Hrabal
  • Shadowplay (cover dei Joy Division)
  • State trooper (cover di Bruce Springsteen)
  • Dove si va da qui
  • Video games (cover Lana Del Rey – momenti altissimi)
  • Né pani né pesci
  • Adesso è facile
  • È solo febbre
  • Perfect day (Lou Reed cover)
  • Reading da un racconto di Vasco Pratolini (che avevo riconosciuto e mi sono esaltata tantissimo)
  • Ballata per la mia piccola iena
  • Ci sono molti modi
  • Non è per sempre
  • Quello che non c’è

Note a margine

  • Il merchandising è decisamente inquietante.
  • Durante il pre-concerto mi innamoro sempre una cinquantina di volte, uomini barbuti che rispondo al mio ideale di maschio e donne che vorrei essere. Poi puntualmente mi ritrovo accanto alla gente più rompicoglioni e devo fare training autogeno per non coprirli di insulti. Cuori.

B.